L'equiseto, anche conosciuto come coda di cavallo, è una pianta erbacea molto antica che cresce spontanea un po' in tutto il mondo, anche in Italia.

 

 

Questa pianta ricca di sali minerali (come calcio, magnesio, potassio), acidi organici (come l'acido ascorbico, vit. C) e composti flavonoidi, è particolarmente indicata in erboresteria come rimineralizzante, diuretica e depurativa. Ma questo non ci interessa.

Essa contiene anche notevoli quantità di silicio solubile e insolubile. La parte solubile è utile per rinforzare le unghie e i capelli e per favorire la ricostruzione ossea in seguito a fratture. Ma anche questo non ci interessa.

Quello che interessa a noi è il silicio insolubile che fa di questa pianta un abrasivo naturale finissimo, tanto che in alcune zone d'Italia è chiamato anche rasperella.
L'equiseto viene utilizzato fin dall'antichità per lucidare il metallo, la pietra e ovviamente anche il legno, mentre oggi è perlopiù sconosciuto o dimenticato in quanto da decenni soppiantato dagli abrasivi industriali.

Nella foto sottostante, metà della tavoletta è stata preparata solo con pialla e rasiera, mentre l'altra metà è stata ulteriormente passata con L'equiseto.

 

 

Attualmente viene adoperato solo da alcuni ebanisti giapponesi e da alcuni liutai di vecchia scuola, nell'ultima fase della preparazione del legno prima della verniciatura.

Così scrive Sacconi ne I "Segreti Di" Stradivari:
Per la finale levigatura, che avverrà a cassa chiusa, Stradivari si serviva di pelle di palombo o squalo di sabbia e di asprella (equisetum, un erba abrasiva che cresce abbondante nei terreni umidi lungo i fiumi o i canali, detta comunemente coda di cavallo).
Tanto la pelle di palombo quanto l'asprella, prima dell'uso venivano immerse in acqua e quindi asciugate con un panno di cotone. Questo procedimento ammorbidiva la parte di supporto, mantenendo inalterata quella cornea o silicea. Al presente nelle operazioni di levigatura di qualsiasi parte dello strumento, compreso il riccio, non va mai usata la carta vetrata perchè, essendo rigida, toglie alla scultura freschezza e personalità di taglio. Inoltre essa a differenza della pelle di palombo e dell'asprella che producono un taglio netto sulla superficie lavorata, raschia e solleva a pelo il legno.

A scopo abrasivo se ne utilizza il lato esterno dei segmenti del fusto compresi tra gli internodi.
Può essere usato secco o leggermente inumidito per renderlo più morbido e quindi più adatto a seguire eventuali curvature. Solitamente si utilizza strofinandolo con le dita come se fosse un pezzo di carta vetrata, ma talvolta i giapponesi lo fanno prima bollire nell'acqua per farlo diventare molto malleabile e poi lo incollano a delle tavolette di legno per usarle come tamponi abrasivi.
Un'altro metodo d'utilizzo documentato, consiste nel legare insieme diversi fusti in modo da farne dei mazzetti da usare come dei pennelli abrasivi.

Potete trovare l'equiseto durante le passeggiate in campagna, sui bordi delle strade o sulle rive dei fossi Oppure noi qui vendiamo dei fasci di Equisetum Hyemale raccolti manualmente in Egitto.

 

 

Se infine non vi soddisfa come abrasivo per il legno, potete tritarlo finemente, mescolarlo con argilla verde ed olio d'oliva ed otterrete un primordiale sapone con effetto esfoliante e depurativo già in uso presso gli antichi romani.